Bonus edilizi: addio alla remissione in bonis. Cosa cambia adesso?

I contribuenti non potranno più utilizzare la remissione in bonis per i bonus edilizi. Ecco cosa cambia in pratica per i soggetti coinvolti.

Tempo di lettura:4 Minuti

Il Decreto Legge n. 39/2024 chiude definitivamente le porte alla remissione in bonis. Almeno per le opere legate ai bonus edilizi e al Superbonus. La novità è stata introdotta per un motivo ben preciso: l’esigenza di conoscere numeri e dati di finanza pubblica con certezza, anche se questa decisione non è piaciuta ai Commercialisti, che hanno immediatamente chiesto una modifica.

Ma cerchiamo di capire cosa stia accadendo e come andrà ad impattare la chiusura della remissione in bonis, almeno per i bonus edilizi.

Remissione in bonis: in cosa consiste

Prima di proseguire è bene soffermarsi un attimo su cosa sia la remissione in bonis. Questo strumento è disciplinato dall’articolo 2, comma 1, del Decreto Legge n. 16/2012, successivamente convertito nella Legge n. 44/2012.

Volendo sintetizzare al massimo la remissione in bonis permette ai contribuenti di non perdere eventuali benefici fiscali che sono subordinati ad una comunicazione preventiva. O che, comunque vada, siano condizionati da altri adempimenti formali. Operazioni che non sono state eseguite nei tempi e nei modi prescritti dalla normativa.

Il contribuente ha la possibilità di accedere all’istituto della remissione in bonis nel momento in cui le violazioni risultino essere solo formali. Non devono essere  state contestate in alcun modo dall’autorità con un accertamento. Ma soprattutto non devono essere iniziate le attività di verifica ed ispezione. 

Nel momento in cui risultino essere presenti questi requisiti, il contribuente ha la possibilità di beneficiare della remissione in bonis. Per aderirvi è sufficiente versare una sanzione amministrativa entro la prima dichiarazione utile.

Cosa è previsto per i bonus edilizi e il Superbonus

La remissione in bonis è stata estesa anche a quanti usufruiscono delle agevolazioni connesse con i bonus edilizi ed il Superbonus. A partire dal 2022 è stato concesso un periodo di tempo più ampio a contribuenti, che non avessero provveduto a inviare le comunicazioni necessarie all’Agenzia delle Entrate. Lo strumento veniva utilizzato per sanare i ritardi relativi all’esercizio dell’opzione della cessione del credito o dello sconto in fattura. Correre ai ripari in ritardo è una necessità per quanti non sono riusciti a stipulare un contratto di cessione nei tempi utili.

La remissione in bonis, in estrema sintesi, ha permesso di sanare i casi di tardiva od omessa trasmissione delle asseverazione degli interventi.

Remissione in bonis: perché è stata cancellata?

I contribuenti non potranno più avvalersi della remissione in bonis per le operazioni burocratiche relative ai bonus edilizi e al Superbonus. L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che l’esclusione si riferisce alle comunicazioni delle opzioni relative alle spese agevolabili che i contribuenti hanno sostenuto nel corso del 2023. E a quelle connesse alle rate residue che non sono state fruite e che si riferiscono agli anni precedenti.

Se non fosse stata cassata, la remissione in bonis avrebbe permesso di sanare eventuali ritardi e piccoli errori formali fino al prossimo 15 ottobre 2024, che corrisponde al termine ultimo per inviare la dichiarazione dei redditi. 

Cosa comporta questa novità? I contribuenti non avranno più la possibilità di correggere o integrare le comunicazioni dopo il 4 aprile 2024. Con questo sostanziale blocco, il Governo ritiene di aver risolto il problema dell’acquisizione dei dati sull’ammontare complessivo delle opzioni esercitate.

Altro divieto in agguato

Purtroppo oltre alla cancellazione della remissione in bonis è prevista un’altra limitazione: per le comunicazioni inviate tra il 1° ed il 4 aprile 2024 non sarà più possibile annullare o sostituire la comunicazione delle opzioni di cessione del credito o di sconto in fattura

In precedenza i contribuenti avevano la possibilità di effettuare questa operazione fino al quinto giorno del mese successivo rispetto a quello dell’invio. Questa opportunità viene concessa unicamente per le comunicazioni effettuate entro il mese di marzo. Non per quelle del mese di aprile.

Il motivo dietro a questo nuovo limite è sempre lo stesso: riuscire a monitorare in maniera puntuale l’ammontare dei crediti.

Cancellazione remissione in bonis: i contrari

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ha puntato immediatamente il dito contro il nuovo Decreto Legge e ha sottolineato la necessità di superare alcune criticità.

Pur prendendo atto delle ragioni che hanno portato all’adozione del provvedimento normativo, evidentemente legate ad esigenze di salvaguardia dei conti pubblici – spiega il presidente della categoria professionale Elbano de Nuccio – non posso esimermi dal segnalare alcune rilevanti criticità contenute nel citato Decreto. In particolare, l’articolo 2 inibisce l’applicazione della remissione in bonis relativamente alle comunicazioni da trasmettere all’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 4 aprile per l’esercizio delle opzioni per la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Il medesimo articolo impedisce, inoltre, la mera sostituzione delle comunicazioni inviate dal 1° al 4 aprile 2024. Le ragioni di tali previsioni sono, evidentemente, legate all’esigenza di conoscere in modo puntuale il dato aggregato dell’ammontare dei crediti ceduti e scontati. Ciò non di meno, appare di immediata evidenza che la disposizione è eccessivamente penalizzante in quanto crea le condizioni per cui molti contribuenti perdano le agevolazioni, a cui hanno pieno diritto, per errori commessi in buona fede (si pensi a un errore di un solo codice fiscale in un condominio di centinaia di persone).

Pierpaolo Molinengo

Autore

Pierpaolo Molinengo

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

2 thoughts on “Bonus edilizi: addio alla remissione in bonis. Cosa cambia adesso?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *