Come gli eredi possono recuperare i beni che gli spettano anche in presenza di testamento o di donazione

Azione di riduzione o collazione: i modi in cui gli eredi legittimi possono tentare di recuperare i beni che gli spettano.

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Al momento della scomparsa di un soggetto nel luogo del suo ultimo domicilio, si apre la successione ereditaria. Questa può essere legittima oppure testamentaria, a seconda che il de cuius abbia lasciato o meno testamento. 

Nella successione legittima è direttamente la legge che indica gli eredi e le quote a ciascuno spettanti sull’eredità, gli eredi legittimi sono sostanzialmente i parenti più stretti del defunto.

Nel caso in cui la persona scomparsa non abbia disposto un testamento, si applica per i rimanenti la successione legittima. Per altro, il defunto deve sempre rispettare le quote legali, se non lo fa si ha la successione necessaria: li eredi legittimi, cioè, potranno andare dal giudice e chiedere che siano rispettate le loro quote ereditarie.

In ogni caso, anche in presenza di testamento o di donazione, gli eredi legittimi possono recuperare i beni che gli spettano e anche un intero immobile.

Per recuperare i beni che gli spettano, gli eredi legittimi hanno sostanzialmente due azioni: quella di riduzione e quella di collazione. L’azione di riduzione (art. 533 c.c.) spetta ai legittimari e riguarda le donazioni o le disposizioni testamentarie che violano la quota legittima. Con tale azione si riducono le disposizioni testamentarie, e se non è abbastanza, le donazioni, finché i beni non sono sufficienti a coprire la legittima.

L’azione di collazione (art. 737 c.c.) è invece specifica per coniuge e discendenti del defunto che devono restituire quello che hanno ricevuto con donazione. L’azione di collazione ha lo scopo di lasciare inalterata la proporzione delle quote ereditarie stabilite dalla legge o dal testamento. Chiarito, dunque, che gli eredi possono recuperare i beni donati in violazione delle loro quote, ci si chiede come avvenga questo recupero. In altre parole, se gli eredi legittimi recuperino solo il valore del bene con l’equivalente in denaro oppure possano riappropriarsi del bene in sé.

A spiegarlo è la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 9261 del 2022. 

Il caso era quello di una donna che aveva donato ad uno dei figli la nuda proprietà di alcuni immobili. Gli altri figli agivano davanti al Tribunale per violazione della legittima e per recuperare la quota ereditaria illegittimamente sottratta. 

Tribunale e Corte d’Appello condannavano il figlio che aveva ricevuto la nuda proprietà a restituirne il controvalore in denaro.

La Corte di Cassazione ribalta, però, questa decisione. La Corte spiega che gli eredi legittimi hanno diritto alla liquidazione della loro quota in natura e non per equivalente monetario. Ancora meglio, possono chiedere o accordarsi per ricevere il controvalore di un certo bene. 

La maniera normale, però, di liquidazione delle quote legittime è quella in natura. Dunque, i giudici dei gradi precedenti, senza apposita richiesta delle parti, non potevano liquidare la loro quota in denaro. I giudici, cioè, dovevano semplicemente disporre la proprietà comune dell’immobile, cioè il suo recupero in natura da parte degli eredi legittimi.

Andreana Hedges

Autore

Andreana Hedges

Amministratore Geo Network e Responsabile Divisione Formazione e Marketing

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