Sconto in fattura e cessione del credito, anche il Fisco può sbagliare

Successione, le agevolazioni prima casa si chiedono anche oltre i 12 mesi

L’AdE può bloccare lo sconto in fattura o la cessione del credito nel caso in cui reputi che ci sia un rischio di frode. Ma può sbagliare.

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In fase di verifica delle agevolazioni fiscali l’Agenzia delle Entrate può commettere degli errori. In questo ampio contesto quali sono le conseguenze per un contribuente nel momento in cui gli uffici preposti confondono un controllo ordinario sulla comunicazione di uno sconto in fattura con un’ipotesi di frode? È possibile recuperare gli importi persi per un errore dell’AdE?

Vediamo come si possono muovere i diretti interessati.

Sconto in fattura, lo scarto è illegittimo se non c’è frode

A cercare di portare un po’ di chiarezza sull’argomento ci ha pensato la CGT di 1° grado di Ravenna attraverso la sentenza n. 124 del 28 aprile 2025, che ha preso spunto da un ricorso presentato a seguito della ricezione di una comunicazione di scarto relativa ad uno sconto in fattura, presentata ai sensi dell’ex articolo 121 del Decreto Legge n. 34/2020 convertito nella Legge n. 77/2020. L’istanza era stata inoltrata in relazione ad una serie di interventi effettuati in un condominio e che avevano come oggetto:

  • il recupero del patrimonio edilizio;
  • il miglioramento dell’efficienza energetica;
  • il miglioramento della sicurezza sismica;
  • la realizzazione di colonnine di ricarica;
  • l’installazione di impianti fotovoltaici.

Stando all’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate il problema sarebbe sorto perché in una parte delle fatture sarebbero state aggiunte delle voci economiche connesse alla remunerazione del general contractor, che possono essere agevolate.

La reazione del condominio è stata immediata: ha provveduto a contestare la legittimità della comunicazione di scarto e ha messo in evidenza che gli interventi sono stati effettivamente eseguiti. E che, soprattutto, i costi erano congrui, come si poteva evincere dalla documentazione relativa alle spese sostenute, presentate completamente.

Cosa prevede la normativa di riferimento

A questo punto è opportuno soffermarsi un attimo su cosa prevede l’articolo 121 del Decreto Legge n. 34/2020, il quale permette ai soggetti beneficiari di scegliere tra lo sconto in fattura o la cessione del credito, opzioni che possono essere esercitate in alternativa alla detrazione fiscale che si può ottenere presentando la dichiarazione dei redditi. Queste agevolazioni valgono per la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico: sono previsti dall’articolo 19 del Decreto Rilancio.

A regolamentare il potere dell’Agenzia delle Entrate di sospendere ed annullare le comunicazioni relative alla scelta dello sconto in fattura o della cessione del credito è l’articolo 122-bis del Decreto Legge n. 34/2020 – introdotto attraverso l’articolo 1, comma 1, lett. b), del Dl. n. 39/2024 -. Questa norma ha uno scopo ben preciso: prevenire e contrastare le frodi che possono sorgere con la cessione dei crediti fiscali che scaturiscono dai bonus edilizi e dalle altre agevolazioni.

Cosa può fare l’Agenzia delle Entrate

L’efficacia delle comunicazioni di opzione trasmesse può essere sospesa fino a 30 giorni nel caso in cui dovessero emergere dei profili di rischio. Nel corso di questo periodo, i crediti non possono essere oggetto di un’ulteriore cessione, di utilizzo o di compensazione.

Nel caso in cui, al termine dei controlli, il profilo di rischio dovesse essere confermato e il credito si dovesse dimostrare inesistente o non spettante, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di annullare la comunicazione di opzione – con la cosiddetta comunicazione di scarto – impendendo, in questo modo, che venga utilizzato il credito.

E qui giunge il primo chiarimento: la norma serve a colpire esclusivamente le frodi, non serve a congelare eventuali irregolarità formali o delle contestazioni tecniche, che possono risultare di entità marginale.

Gli uffici preposti, inoltre, continuano ad avere la possibilità di effettuare i controlli necessari e, nel caso in cui sia necessario, provvedere a recuperare gli eventuali crediti che non spettano ai contribuenti.

Cosa ha deciso la Corte Tributaria con lo sconto in fattura

Prima di tutto la Corte Tributaria ha messo in evidenza che la comunicazione di scarto è, a tutti gli effetti, un atto autoritativo lesivo, i cui effetti possono essere assimilati ad una revoca parziale delle agevolazioni. Ma è pratica che entra a pieno diritto nella giurisdizione dell’Agenzia delle Entrate.

I giudici, ad ogni modo, hanno ribadito che lo scopo della sospensione è quella di contrastare le frodi, non revocare lo sconto in fattura o la cessione del credito nel caso in cui la pratica non dovesse essere impeccabile.

L’Agenzia delle Entrate, invece, aveva deciso di annullare l’opzione scelta dal contribuente – in questo caso lo sconto in fattura – per una contestazione marginale di spesa, che è stata ritenuta non agevolabile. Nel caso preso in esame mancavano degli indici concreti di frode.

Tra l’altro il credito – almeno nel caso preso in esame – non risultava essere fittizio o simulato: era reale. Volendo anche ammettere che una parte dell’importo riguardasse dei compensi non agevolabili, il fatto non giustificherebbe l’annullamento integrale dell’opzione.

Il ricorso è stato, quindi, accolto con annullamento della comunicazione di scarto.

Pierpaolo Molinengo

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Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo è un giornalista freelance. Ha una laurea in materie letterarie e ha iniziato ad occuparsi di Economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Pierpaolo Molinengo scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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