Autorizzazione paesaggistica, quali sono i termini per l’annullamento

Il Tar della Campania è intervenuto sui termini di annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, che, in alcuni casi, può superare anche i 60 giorni.

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La gestione di alcune pratiche edilizie apre la porta ad una serie di dubbi da parte dei professionisti e degli utenti finali. Uno di questo è legata all’autorizzazione paesaggistica ed ai tempi che ha la Soprintendenza per annullarla. E in quali casi l’iter può essere interrotto.

Le perplessità nascono dal fatto che il flusso degli atti e dei documenti che transitano tra i Comuni e la Soprintendenza sono molti, fattore che rende di difficile identificazione il momento in cui si devono far partire i sessanta giorni previsti dall’articolo 83, comma 9 del Dpr 616/1977.

Autorizzazione paesaggistica, i termini per l’annullamento

A fare il punto della situazione su questa particolare casistica è la sentenza n. 1646 del 13 ottobre 2025 del Tar Campania, scaturita da una vicenda ben precisa: un condono edilizio ex legge n. 47/1985 per una serie di lavori che erano stati eseguiti su un immobile vincolato e, per il quale, la Soprintendenza aveva negato il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Il diniego, però, riguardava unicamente una scala esterna realizzata in muratura.

Ad opporsi alla decisione della Soprintendenza è stato il proprietario dell’immobile, che ha sostenuto che ormai fosse consolidato il nulla osta comunale arrivato nel 1998: non era stato annullato entro i termini previsti dalla legge. Da parte sua la Soprintendenza ha fatto notare che aveva richiesto alcune integrazioni documentali che non erano state mai trasmesse, situazione che, almeno di fatto, ha sospeso il procedimento per più di vent’anni.

Il Tar campano ha dato ragione alla Soprintendenza.

Le norme previste per ottenere l’autorizzazione paesaggistica

Per comprendere le motivazioni che hanno portato il Tar a prendere la sua decisione è importante richiamare le norme di riferimento. La presa di posizione dei giudici, infatti, richiama:

  • l’articolo 32 della Legge n. 47/1985, attraverso il quale viene subordinato il rilascio del titolo in sanatoria al conseguimento di un parere favorevole delle amministrazioni che devono tutelare il vincolo;
  • l’articolo 82 del Dpr n. 616/1977, che permette l’annullamento da parte del Ministero dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune entro 60 giorni comunicazione, una volta analizzata la documentazione tecnico-amministrativa dell’intervento.

Tra l’altro i giudici ricordano che – stando alla giurisprudenza consolidata – il termine dei sessanta giorni avrebbe una natura perentoria, anche se, in presenza di particolari esigenze istruttorie o quando la documentazione trasmessa dovesse essere incompleta, può essere fatto ripartire nel momento in cui vengono acquisiti i chiarimenti richiesti.

Cosa ha deciso il Tar

Il ricorso è stato respinto dal Tar. La prima motivazione che i giudici hanno portato per giustificare la loro decisione è la richiesta di integrazione avanzata dalla Soprintendenza, che era stata fatta entro il termine dei sessanta giorni: in questo modo era stato sospeso il termine di annullamento.

La documentazione richiesta – consistente in planimetrie, grafici e fotografie – non è stata trasmessa, impedendo di fatto la conclusione del procedimento. In questo modo il nulla osta del Comune del 1998 è diventato inefficace.

Il parere negativo che è arrivato nel 2025, ai fini pratici, non è un annullamento tardivo, ma è stato esercitato ex novo il potere di valutazione paesaggistica.

Tra l’altro la Soprintendenza ha anche provveduto a motivare in modo corretto il proprio diniego al contesto vincolato che è caratterizzato da un elevato pregio paesaggistico e storico.

La realizzazione della scala esterna – che ha una lunghezza di circa 15 metri – è completamente estranea alla volumetria originaria del fabbricato. Ma soprattutto ha un evidente impatto visivo. Le altre opere realizzate – sono dei terrazzini e delle finestre – sono compatibili e quindi condonabili.

Nel caso preso in esame non si viene a configurare nemmeno l’istituto del silenzio-assenso sull’istanza di condono: nelle aree vincolate si viene a perfezionare solo quando è presente il parere favorevole delle autorità preposte. Non può mai essere sostituito da un altro atto espresso.

Pierpaolo Molinengo

Autore

Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo è un giornalista freelance. Ha una laurea in materie letterarie e ha iniziato ad occuparsi di Economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Pierpaolo Molinengo scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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